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AI Overview, il tasto per uscire serve agli editori

Da fine agosto ogni sito può togliersi dalle risposte generate di Google. Per chi vende componenti a uffici tecnici, l'interruttore protegge di rado qualcosa.

L'obiezione è comprensibile, e ha pure l'aria della prudenza: se Google riassume le tue pagine senza chiederti il permesso, tanto vale togliergliele. Per un'azienda che vende a uffici tecnici e uffici acquisti è quasi sempre il ragionamento sbagliato. E non è nemmeno farina del suo sacco.

Lo strumento esiste davvero, e sta in un posto preciso. In Search Console, sotto Impostazioni e poi « AI generativa nella Ricerca », ogni proprietà ha un controllo con due scelte: includere i link e i contenuti del sito nelle funzionalità di AI generativa della Ricerca, oppure escluderli. Le superfici interessate sono tre: AI Overview, AI Mode e le funzionalità di AI generativa di Discover. Di partenza il sito è incluso, e l'esclusione, avverte Google, richiede in genere qualche giorno per diventare effettiva. Dopo una prova su una parte dei siti britannici a giugno e l'apertura in Francia il 22 luglio, il controllo è disponibile per tutti i siti dal 31 agosto 2026: per un sito italiano, la data da ricordare è quella. La pagina della Guida di Search Console è breve e vale i cinque minuti che chiede.

Conta altrettanto sapere cosa non fa. Non è una direttiva robots: è un'impostazione dell'account. Non ti toglie dalla Ricerca Google, e per quello resta noindex. Non riguarda l'addestramento dei modelli, che Google gestisce a parte con Google-Extended. Non è un fattore di ranking, quindi i risultati classici restano dove sono. E l'app Gemini non compare fra le superfici elencate. Quello che togli è la tua presenza nelle sintesi della Ricerca, insieme alle impressioni e alle visite che ti avrebbero portato.

Una partita che in Italia hanno giocato gli editori

Da noi la questione delle piattaforme che riusano contenuti altrui ha già un nome e un indirizzo: l'equo compenso. L'articolo 43-bis della legge sul diritto d'autore, che recepisce la direttiva europea 2019/790, riconosce agli editori di pubblicazioni di carattere giornalistico un compenso per l'utilizzo online dei loro contenuti da parte dei prestatori di servizi della società dell'informazione, e l'AGCOM ne ha fissato i criteri con il regolamento della delibera 3/23/CONS.

È una battaglia coerente con il mestiere di chi l'ha combattuta. Un quotidiano campa se l'articolo viene letto sulla sua pagina, accanto alla sua pubblicità; una sintesi che risponde sopra il link gli fa concorrenza sul prodotto stesso. Pretendere di essere pagati, o di restare fuori, ha senso.

Il riflesso di chiudere la porta nasce lì, e nel frattempo è uscito dalle redazioni. Solo che un produttore di valvole non vende lettura. Nessuno paga per consultare la sua nota applicativa. La scheda tecnica con la pressione nominale, la tabella di compatibilità dei materiali, la pagina che spiega quale guarnizione regge quale fluido esistono per far entrare un codice articolo in una rosa di fornitori. Se una risposta generata riprende quel valore e cita la tua pagina come fonte, la pagina ha fatto esattamente il suo lavoro. Rivendicare un compenso da editore su un catalogo è un po' come chiedere i diritti d'autore sul listino prezzi.

Poi c'è chi la domanda la fa. Il progettista di un'azienda cliente, a Stoccarda come a Brescia, non passa ad AI Mode per curiosare: ha un fluido, una temperatura e una tolleranza presi dal capitolato, e li scrive per esteso. La risposta tende a fare nomi. Escluderti non impedisce che quella rosa venga compilata: garantisce solo che venga compilata con le pagine dei concorrenti e con quello che distributori, portali e forum dicono di te, cose che la tua impostazione non tocca. Il costo non si vede, perché nessuno ti scrive per avvisarti che non eri in lista. Il vantaggio, di solito, resta sulla carta.

Qualche caso in cui uscire ha senso esiste, ed è giusto dirlo. Hanno tutti un tratto in comune: il contenuto è la merce, non la descrizione della merce.

  • Contenuti tecnici a pagamento. Guide di progettazione, metodi di calcolo, commenti alle norme venduti in abbonamento o su licenza.
  • Materiale pubblicato su licenza di terzi. Schede o disegni del costruttore che rivendi, messi online a condizioni che non coprono per forza il riuso altrove. Qui l'interruttore è uno strumento grossolano, perché vale per tutto il sito.
  • Pagine in cui una parafrasi diventa un rischio. Istruzioni di sicurezza, dove un riassunto che perde un'avvertenza è peggio di nessuna risposta. Anche qui, però, i controlli a livello di pagina come nosnippet, data-nosnippet e max-snippet sono più proporzionati che togliere di mezzo un catalogo intero.

Se il tuo sito non rientra in nessuno dei tre casi, l'esclusione tiene la scheda tecnica lontana proprio da chi la stava cercando.

Una precisazione, visto che a scrivere è chi vende misure. PSentry non monitora AI Overview né AI Mode: misura ChatGPT, Claude, Gemini e Perplexity, per lingua e mercato, quindi niente di quanto sopra è un argomento per comprarlo. Per vedere gratis cosa fanno già le superfici di Google con il tuo sito c'è il « Report sul rendimento dell'AI generativa (Ricerca) », arrivato in Search Console insieme al controllo. Conviene aprirlo prima di decidere: uscire dal posto in cui si compilano le rose dei fornitori per il gusto di riprendersi il controllo è una soddisfazione che di solito si paga in silenzio.