Lo script fatto in casa: facile scriverlo, difficile tenerlo
Uno script che interroga gli assistenti AI si scrive in un pomeriggio. Poi arrivano le S.r.l. scritte in dieci modi, i modelli ritirati e il consulente che cambia clienti.
La parte facile di questo lavoro è il codice. Quattro assistenti con API pubbliche, un elenco di domande, un ciclo che le manda una a una e salva quello che torna indietro. Quando la voce « monitoraggio AI » compare in un preventivo, chi in azienda scrive due righe di Python è il primo a farlo notare: il responsabile IT che in una PMI tiene in piedi server, stampanti e gestionale, oppure il consulente informatico esterno che segue l'azienda da anni. « Questo te lo faccio io in un pomeriggio. »
Ha ragione: una versione minima si fa davvero in un pomeriggio. Quello che segue è come costruirla bene, e il punto preciso in cui il pomeriggio diventa un impegno fisso che nessuno aveva messo nel conto.
Il pomeriggio, fatto per bene
Primo passo: venti domande con le parole di chi compra
Per cominciare ne bastano venti, e devono essere le domande di chi il tuo nome ancora non lo conosce: chi produce un certo componente secondo una certa norma, quali alternative esistono al leader che conoscono tutti. Una domanda che contiene il tuo marchio non serve, perché un modello trova sempre qualcosa da dire su un nome servito su un piatto. Vanno scritte nella lingua del compratore, non tradotte dall'italiano del catalogo. Poi l'elenco si congela: riformulare una domanda fra un giro e l'altro significa cambiare lo strumento.
Secondo passo: le API ufficiali, con la ricerca accesa
Una chiamata API nuda risponde con quello che il modello ha assorbito in addestramento, che è cosa ben diversa da una risposta costruita leggendo il web di oggi. Dove c'è uno strumento di ricerca, va attivato. La Responses API di OpenAI ha web_search, che restituisce le fonti consultate. L'API di Claude ha un proprio strumento di ricerca web, fatturato a ricerca. L'API di Gemini consente il grounding con la Ricerca Google tramite google_search. I modelli Sonar di Perplexity cercano sul web per costruzione e restituiscono citazioni e risultati di ricerca: lì non c'è niente da accendere. Nei primi tre casi è comunque il modello a decidere, domanda per domanda, se cercare. Attivare lo strumento è un permesso, non un ordine.
Terzo passo: salvare la risposta intera, non il verdetto
La tentazione è scrivere sì o no in un foglio Excel e buttare il testo. Resisti. Per ogni chiamata conserva la risposta completa, data e ora, la domanda come è partita, la lingua, l'identificativo del modello dichiarato dall'API e tutto quello che il fornitore restituisce sulle fonti. Fra sei mesi vorrai passare sulle risposte vecchie un riconoscitore di marchi migliore, e potrai farlo solo se le hai tenute.
Il nome dell'azienda, scritto in dieci modi
È qui che il pomeriggio comincia a sforare. Cercare la ragione sociale come stringa esatta perde più menzioni di quante immagini, e ne trova alcune che menzioni non sono. Il modello può omettere la forma giuridica, nominare il prodotto invece dell'azienda, accorciare un nome di due parole alla prima, che magari è un sostantivo qualunque. E per un'azienda italiana il catalogo delle varianti ha qualche capitolo in più.
- Le forme societarie. S.r.l., Srl, SRL, con i punti o senza: in visura camerale la forma è una sola, nelle risposte possono comparire tutte, oppure nessuna. Lo stesso per S.p.A., S.n.c. e S.a.s.
- Le abbreviazioni di famiglia. « F.lli Rossi » può tornare come Fratelli Rossi, Flli Rossi o semplicemente Rossi, che in Italia è un cognome prima che un marchio.
- Apostrofi e accenti. « Dell'Acqua » circola con l'apostrofo tipografico, con quello dritto, con uno spazio o tutto attaccato. Una vocale accentata finale, nei testi scritti su tastiere straniere, diventa spesso vocale più apostrofo, e un modello che risponde in tedesco può togliere l'accento del tutto.
- I nomi descrittivi. « Officine Meccaniche » o « Costruzioni » seguiti da un nome di città: in un paese di distretti la stessa combinazione può appartenere a più aziende.
Normalizzare il testo prima del confronto (minuscole, niente punti, niente accenti) risolve una parte dei casi e ne crea di nuovi: tolti i punti e cercata senza confini di parola, « spa » sta anche dentro « spazio ». Serve un elenco di varianti per marchio e per lingua, rivisto a mano, e lo stesso lavoro sui concorrenti, perché sapere chi viene nominato al posto tuo vale metà dell'esercizio.
Il conto, prima della fattura
Tutto questo sta in qualche centinaio di righe. Il resto è aritmetica e manutenzione. La stessa domanda mandata due volte può tornare con due elenchi diversi di fornitori senza che sia cambiato niente, quindi una chiamata singola è un aneddoto: l'informazione sta in quante volte, su più chiamate, vieni nominato. Ogni domanda si ripete, e il giro intero si rifà a distanza di tempo, alle stesse condizioni.
Venti domande, 4 assistenti, 5 lingue, 3 ripetizioni: 20 × 4 × 5 × 3 = 1.200 chiamate per giro. Con due giri al mese, 2.400 chiamate al mese, prima che qualcuno proponga di aggiungere un mercato. Ogni chiamata si paga a token, e in almeno due casi la ricerca si paga a parte: Anthropic fattura ogni ricerca, Google ogni query di ricerca eseguita dai suoi modelli Gemini 3. Le tariffe stanno sulle pagine prezzi dei fornitori, e la moltiplicazione è più piacevole farla prima della fattura che dopo.
In fattura non compare il resto: le fonti arrivano in quattro formati, uno per fornitore, e ricondurle a un'unica tabella di domini è un piccolo progetto a sé.
L'11 dicembre, per esempio
I modelli vanno in pensione secondo un calendario pubblicato. OpenAI tiene una pagina delle deprecazioni con versioni e date: gli snapshot più vecchi di GPT-5, compreso quello di gpt-5-mini, escono dall'API l'11 dicembre 2026, con avviso dato a giugno. Una data in pieno clima da chiusura d'anno, quando in una PMI nessuno ha la testa per uno script.
Quando il modello che chiami viene ritirato, lo script si ferma, e il sostituto risponde in un altro modo. È una rottura della serie storica: va segnata con la sua data, e i giri prima e dopo vanno letti come due serie distinte. Altrimenti il movimento dei mesi successivi verrà attribuito al sito nuovo, al concorrente, alla fiera. A tutto tranne che al modello.
Di chi è lo script
Resta la domanda che il codice non pone. In molte PMI la risposta ha una forma che riconosce chiunque ci abbia lavorato: lo script lo scrive chi in quel momento ha tempo e competenza. Il consulente esterno, la software house di fiducia, il responsabile IT tuttofare, a volte il cugino che smanetta. Gira su un PC dell'ufficio, la chiave API sta su un account aperto per l'occasione, magari con la carta di credito dell'autore, e la documentazione abita nella sua testa.
Uno strumento così vive esattamente quanto il rapporto con chi l'ha fatto: il consulente cambia clienti, il cugino cambia lavoro. E non si rompe con fragore, invecchia: una chiave scade, un parser inciampa su un formato cambiato, e il grafico mostra l'ultimo numero buono per un trimestre. Si può chiedere al consulente di occuparsene, certo. Ma a quel punto c'è un contratto di assistenza, un preventivo che passa dal titolare, e il « fatto in casa » è diventato un acquisto senza che nessuno l'abbia deciso.
Fare in casa o comprare
Per un'azienda con un tecnico che ha tempo, un mercato e una lingua, costruirselo è una scelta sensatissima: l'elenco è corto, le varianti del nome si contano sulle dita, e il sapere su come nascono i numeri resta in azienda.
L'equilibrio si sposta quando la matrice cresce: più lingue, più mercati, concorrenti in ciascuno, e uno storico che deve sopravvivere ai ritiri dei modelli. È quella manutenzione che uno strumento come PSentry esiste per assorbire: interroga i quattro assistenti attraverso le API ufficiali, due volte al mese, per lingua e per mercato, e passa a modelli più recenti man mano che i fornitori ritirano i vecchi. Se valga un abbonamento è una domanda sul tempo delle tue persone, non sulla difficoltà del primo script.
Quello che chiede il tecnico, dopo
Da quale assistente conviene partire?
Da Perplexity: i modelli Sonar si appoggiano alla ricerca web per costruzione e restituiscono con ogni risposta citazioni e risultati di ricerca strutturati. Nessuno strumento da configurare.
Basta chiedere a un modello se il marchio è stato nominato?
Come seconda passata, sì. Come unica, sostituisce una regola che puoi leggere con un giudizio che non puoi leggere, e che cambia da una chiamata all'altra come tutto il resto. Prima l'elenco delle varianti, poi il modello sui casi dubbi: un « Rossi » da solo, per dire.
Le risposte salvate contano come dati personali?
Possono contare. Le domande parlano di prodotti, ma le risposte a volte nominano il titolare, il fondatore, l'agente di zona. Per il Garante sono dati personali le informazioni che identificano o rendono identificabile, direttamente o indirettamente, una persona fisica, e fra gli esempi c'è per l'appunto nome e cognome. Archiviare le risposte intere può quindi voler dire conservare dati personali senza averli cercati. Non siamo avvocati: è una domanda per il DPO, se l'azienda ne ha uno, o per chi segue la privacy, da fare prima del primo giro.